Canti di Natale

Nel periodo delle feste capita spesso di sentire i classici canti natalizi dappertutto, alla radio, alla tele o in strada. In particolare, milioni di telefonini vengono inondati da orrendi GIF (animati e non) di babbi natale, nevicate, cuccioli col cappello rosso, renne, slitte e rime stucchevoli.

A volte però nel mucchio capita di trovare delle perle, come mi è capitato negli ultimi due Natali.

Dicembre 2024. Da qualche parte in Romania, un gruppo di ragazzi delle medie esegue un canto di Natale (colind) chiamato “Galbena gutuie” (Mela cotogna gialla). Qualcuno registra un video. Il video viaggia su Whatsapp ed arriva a Viola che me lo fa vedere, e rimango colpito sia dalla canzone quanto dalla bravura della bambina che fa la solista.

Vengo così a sapere che il testo è una poesia di Adrian Păunescu dal titolo “Colindul gutuii din geam” (Il canto delle mele cotogne alla finestra).

La poesia racconta il sapore perduto di un'infanzia povera, quando per Natale la madre aveva solo delle mele cotogne da mettere sulla finestra a maturare come unico addobbo natalizio. Il solo colore giallo intenso dei frutti era sufficiente a dare gioia ai bambini, sembrava riempire di luce la stanza e promettere protezione da tutti gli inverni a venire. Ma col passare degli anni il bambino sente che insieme alla gioia appare anche una sottile malinconia. Ormai invecchiato, il bambino di un tempo vede ancora le mele brillare sulla finestra, ma ora non gli resta altro che la nostalgia dei momenti e degli affetti perduti.

Con le sue parole Păunescu riesce a trasmettere tutta la forza che può avere la malinconia. In seguito, la musicista Nika Zaharia ha completato l'opera mettendo i versi in musica .

In rete è possibile vedere e ascoltare molte interpretazioni di questa canzone, e nelle esibizioni dal vivo si vede che spesso gli spettatori si commuovono e piangono.

Per chi legge il rumeno: Colindul gutuii din geam.

Un po' come nell'Effetto Farfalla, quindi, è successo che un piccolo coro di ragazzini in Romania ha fatto scoprire una bellissima poesia ad un povero piteco in Italia.

Dicembre 2025. Sempre da qualche parte in Romania, un altro gruppetto di ragazzi, questi un po' più grandicelli, canta un altro colind in un corridoio dalle luci trabballanti. Anche qui qualcuno fa un video, che va su whatsapp e che dopo un po' mi ritrovo a guardare:

Il coretto nel corridoio

Come in un deja vu dell'anno prima, cado a terra fulminato per la bellezza della canzone e per la bravura della solista.

Parte così una nuova ricerca per scoprire di cosa si tratta perchè a differenza dell'anno precedente abbiamo solo un vago indizio sul possibile titolo. Dopo lunghe ricerche, riesco ad individuare il pezzo, e anche qui c'è dietro una storia interessante.

Si tratta di un canto conosciutissimo (da tutti tranne me a quanto pare). Oggi è noto soprattutto come “Carol of the Bells” , ma in realtà è la versione americana di un antico canto rituale ucraino che risale a tempi pre-cristiani (quindi nulla a che fare col Natale) chiamato Ščedryk, che significa “Serata di abbondanza” . Si credeva avesse poteri magici e veniva cantato quando arrivavano le rondini in Marzo, per celebrare l'arrivo della primavera.

Il tutto è rimasto per secoli racchiuso nel folklore ucraino e rischiava di finire perduto, ma nel 1910 il compositore Mykola Leontovyč intraprese un lavoro di studio e recupero di canti folcloristici, e dopo anni di lavoro pubblica nel 1916 una raccolta di canzoni tra cui c'è anche Ščedryk. Leontovyč aveva anche potuto ascoltare come veniva cantato e scrisse anche la base musicale di sole quattro note che rispecchia il ritmo originale. La versione di Leontovyč venne eseguita per la prima volta il 29 dicembre 1916 a Kiev da un coro di studenti universitari, ed ebbe un grande successo.

Dopo pochi mesi però l'esistenza non solo dei canti folkloristici ma dell'intero patrimonio culturale ucraino venne di nuovo messa a rischio in seguito alla rivoluzione di Ottobre. L'Ucraina dichiarò l'indipendenza dalla Russia ma durò solo un paio di anni prima di venire inglobata nell'Unione Sovietica (anche allora la Russia dichiarava che l'Ucraina non esisteva, proprio come sta succedendo di nuovo oggi). Nel 1919 l'Ucraina inviò il suo Coro nazionale in una serie di tournèe all'estero per supportare la lotta per l'indipendenza dell'Ucraina.

Mentre le sue canzoni venivano apprezzate in tutta Europa, Leontovyč venne assassinato nel 1921 da un agente bolscevico. Nel 1922 il coro nazionale ucraino arrivò anche negli Stati Uniti, dove Ščedryk colpì l'attenzione di Peter Wilhousky, un compositore americano di origine russa. Wilhousky ne acquistò i diritti e creò una versione in inglese trasformando le parole in canto natalizio. Venne pubblicata nel 1936 col titolo di “Carol of the Bells”.

Il pezzo ebbe un successo enorme in America e successivamente si diffuse in tutto il mondo. Io non ne ho saputo una mazza fino a ieri, ma grazie al coretto nel corridoio ho potuto colmare la lacuna.

Se vi è piaciuto il coretto, gustatevi anche il corone di Vilnius che canta la versione originale:




P.S. Il coretto del corridoio canta una versione in rumeno, ma la parte vocale della cantante coi capelli rossi è in ucraino.


  • Ultima modifica: 2025/12/29 18:30