Perché gli inglesi non ci capiscono?
Molti di noi avranno sentito dire o sperimentato di persona come gli inglesi a volte diano l'impressione di “fare finta di non capire” quando uno straniero si rivolge a loro.
Quando un turista inglese ci chiede qualcosa in un italiano orrendo, spesso riusciamo a ricostruire cosa intendeva dire senza troppe difficoltà. Però se siamo noi a parlare con loro non succede altrettanto, anzi.
Agli italiani in particolare sembra molto strano che un inglese non riesca a capire una parola solo perchè non è stata pronunciata correttamente.
Sembra che gli inglesi o non vogliano fare il minimo sforzo per venire incontro a uno straniero (presuntuosi), oppure che non ci arrivino per qualche tara genetica (ottusi), o peggio ancora che lo facciano addirittura apposta (stronzi).
Come si spiega tutto questo?
Come tutti i popoli, anche gli inglesi hanno una certa quantità di questi tre tipi di persone (se pensiamo alla Brexit verrebbe da dire che ne hanno fin troppi).
Però anche escludendo presuntuosi,ottusi e stronzi il problema rimane: qualsiasi inglese sembra privo di quel minimo di elasticità mentale necessario per interpretare una pronuncia un po' sbilenca.
Per capire come mai bisogna considerare almeno due fattori, linguistici e culturali.
Fattori linguistici
Il problema di fondo è che l'inglese è molto meno fonetico dell'italiano. Questo termine si usa per indicare il grado di corrispondenza tra un suono (fonema) e la sua rappresentazione scritta (grafema).
Nel caso dell'italiano la corrispondenza è molto alta, infatti si usa dire che “si legge come si scrive” (non è vero al 100% ma ci manca poco).
Un italiano riesce a riconoscere facilmente una parola pronunciata male perché tra suono e ortografia esiste una relazione molto stabile.
Per l'inglese invece la corrispondenza fonema/grafema è molto bassa: ad un dato suono possono corrispondere più forme scritte diverse (e viceversa).
Dal punto di vista pratico, questa differenza significa che:
- un italiano che ascolti per la prima volta una parola che non conosce (es. misoneista1)) sarà comunque in grado di scriverla (e viceversa).
- un inglese che ascolti per la prima volta una parola che non conosce sarà difficilmente in grado di scriverla (e viceversa). Tra parentesi, questo è anche il motivo per cui gli inglesi chiedono spesso lo spelling delle parole.
Ad aumentare le difficoltà poi ci pensano le vocali. In italiano le cinque vocali possono essere associate a sette fonemi. In inglese invece i suoni delle vocali arrivano fino a venti.
Questo vuol dire che se un suono si allontana troppo da quello corretto, per l’orecchio inglese può non essere più una semplice variazione accettabile e diventare invece un altro fonema e quindi una parola diversa o addirittura non interpretabile.
Un esempio per chiarire: in italiano la 'lunghezza' delle vocali è quasi irrilevante, ma in inglese può cambiare completamente la parola:
- ship vs. sheep
- bit vs. beat
- full vs. fool
Il fatto poi che la coppia di vocali “ea” possa essere pronunciata in 13 modi diversi la dice lunga.
Ma non è finita qua. C'è ancora un'altra complicazione: il “ritmo” o temporizzazione (isocronia) del linguaggio.
Secondo lo studioso Arthur Lloyd James esistono due grandi categorie di lingue:
- Nelle lingue isosillabiche (syllable-timed) è costante la durata di ogni sillaba; ne consegue che la durata di una frase è proporzionale al numero di sillabe. L'italiano è in questa categoria.
- Nelle lingue isoaccentuali (stress-timed) è costante la distanza tra le accentuazioni; ne consegue che la durata di una frase è proporzionale al numero di accentuazioni. L'inglese è in questa categoria. Occhio a non confondere l'accentuazione con l'accento: essa si riferisce infatti alle parti della frase che vengono “enfatizzate” (stressed).
Una spiegazione più accessibile ai comuni mortali è che le lingue ritmate sulle sillabe suonano “a mitraglia”, come una pioggia continua di sillabe di durata costante, mentre quelle ritmate sulle accentuazioni suonano come un “codice Morse”, con sillabe di durata variabile.
L'esempio che segue è preso dallo spassoso libro "Inglese - lezioni semiserie" di Beppe Severgnini e rende perfettamente l'idea di come funziona l'inglese:
Citazione da Severgnini:
- SMALL CATS EAT LESS (4 sillabe - 4 accentuazioni)
- ARCHibald MacALLister is TRAVelling to BenBECula (16 sillabe - 4 accentuazioni)
Un italiano si aspetta che la seconda frase duri quattro volte più della prima, dal momento che è quattro volte più lunga. Invece un inglese le pronuncia più o meno nello stesso tempo, e non lo fa per fare dispetto a voi.
Succede che in inglese tutte le parti che non sono enfatizzate vengono sminuite fino ad essere quasi 'mangiate', e spesso vengono ridotte al suono neutro chiamato “schwa”, che è in effetti il suono più comune della lingua inglese.
Questo è il motivo per cui anche chi conosce abbastanza inglese per leggere o scrivere trova comunque difficoltà a comprendere il parlato.
Fattori culturali
Nell'introduzione alla sua commedia “Pigmalione” (da cui venne poi tratto il famoso film “My Fair Lady”, George Bernard Shaw disse “E' impossibile per un Inglese aprire bocca senza riuscire a farsi detestare da un altro Inglese”.
Si riferiva all'accento, e infatti per gli inglesi l'accento è una questione maledettamente seria. Storicamente infatti in Inghilterra l'accento è sempre stato un indicatore di classe sociale e background etnico. Nel tempo questa associazione accento=classe sociale ha generato stereotipi, gerarchie e discriminazioni che continuano ad avere un peso rilevante ancora oggi, tanto che esiste un sito (progetto Accent Bias in Britain) dedicato allo studio dei pregiudizi legati all'accento ed agli effetti che hanno sulla società inglese.
Questa sorta di hit-parade degli accenti vede in testa quelli usati dalle classi sociali agiate e in coda quelli usati dalle classi povere. L'accento imperfetto di uno straniero va a finire inevitabilmente in fondo alla classifica.
In un contesto del genere, uno straniero che parla un inglese stentato può fare scattare automaticamente un pregiudizio sociale negativo.
Non è vero che gli inglesi sono rimbambiti (non tutti almeno). Quando noi ci rivolgiamo ad un inglese pronunciando male le parole, egli può essere effettivamente incapace di capire, a causa di tutte le particolarità che abbiamo descritto.
L'inglese è una lingua altamente sensibile alle variazioni fonetiche, e questo richiede a un non madrelingua molto più lavoro per riuscire a farsi comprendere in modo soddisfacente.
A chi interessasse approfondire, questo articolo How phonetic is English? fa capire benissimo quale abisso di complessità sia la lingua inglese.
Buon divertimento!