Prologo
Internet è entrata nelle nostre vite al punto che ce ne accorgiamo solo quando non funziona. Nei paesi più avanzati è diventata l'infrastruttura che sostiene tutti i servizi e le attività lavorative, il che significa che ormai è letteralmente indispensabile come l'energia elettrica.
Eppure la sua esistenza ha origini recenti: il debutto pubblico di Internet si fa risalire generalmente al 1989, e già nel 1997 tutti gli stati del mondo erano connessi.
Nessuna altra tecnologia è mai riuscita ad avere un impatto così forte sull'intero pianeta in un tempo così breve.
Chi è abbastanza vecchio da avere visto il mondo prima del suo avvento ha sperimentato direttamente la profondità del cambiamento. Chi è nato dopo invece deve fare uno sforzo per immaginare come si potesse vivere senza (“…usavate le enciclopedie?!”).
Questo articolo vuole fare qualche riflessione su cosa è diventata internet oggi, ma è difficile capire il presente senza conoscere il passato. Bisogna prima ripercorrere un po' di storia per inquadrare lo scenario. Tranquilli, è in linguaggio 'da bar'. Niente diluvi di sigle e termini tecnici, giusto qualcuno.
Questa è la storia di un'idea che è diventata un sogno che è diventato un incubo.
Tutto inizia negli anni '60, quando gli USA erano indietro nella corsa allo spazio con l'URSS. in America c'erano tanti computer sparsi in varie università e centri di ricerca, ma siccome non erano collegati tra loro non c'era modo di 'aggregare' le loro risorse per sfruttarli meglio. Così nel 1966 il dipartimento della Difesa decise di finanziare un progetto per risolvere questo problema.
Il progetto venne chiamato ARPANET – ARPA dal nome dell'agenzia che lo finanziava1), e NET da network – vide la luce nel 1969 ed è il progenitore di Internet. Il suo scopo era appunto quello di permettere a tutti quei computer solitari di comunicare tra loro.
La scelta vincente fu quella di utilizzare per la prima volta su larga scala una nuova tecnologia di comunicazione.
Pensate a una rete da pesca, in cui ogni nodo della maglia è capace di ricevere un messaggio e di passarlo ad un altro nodo.
Il principio è semplice. Invece di spedire un libro tutto intero, lo si fa a pezzi ed ogni pagina viene spedita come un messaggio separato. Il destinatario rimette in ordine tutte le pagine ricrea il libro.
Il bello è che ogni messaggio può seguire un percorso diverso all'interno della rete per arrivare a destinazione. Se un nodo di questa rete ha un guasto, opportuni algoritmi sanno come aggirarlo dirottando i messaggi su un altro percorso intatto.
Oltre a sapersi 'riparare' da sola, questa rete garantisce anche che il percorso da una sorgente ad una destinazione sia sempre il più breve possibile.
Era una soluzione talmente efficace e robusta che ad oggi nessuno ne ha trovata una migliore.
Ora considerate che l'ipotetico “guasto” potrebbe anche essere provocato da una bomba (meglio se atomica, argomento sensibilissimo in quegli anni) e capirete quanto fosse desiderabile per le forze armate avere una rete di comunicazione che continuasse a funzionare anche in situazioni del genere. A sua volta, questo lascia intuire come mai l'intero progetto venne finanziato dalla Difesa.
Il primo messaggio che viaggiò su ARPANET partì la sera del 29 Ottobre 1969, diretto dall'Università di Los Angeles allo Stanford Research Institute (entrambi in California) e consisteva di un comando per accedere al computer di Stanford.
Si schiantò tutto a metà della prima parola, ma in quel preciso istante iniziò una nuova epoca. Una targa commemorativa dell'evento è stata posta all'università di Los Angeles:
Per arrivare a quel momento c'erano voluti quasi 5 anni, ma una volta che ARPANET fu operativa divenne presto evidente che offriva grandi opportunità.
Nel 1971 venne spedito il primo messaggio di quella che nel 1979 sarebbe stata ribattezzata come E-mail.
La chiocciolina '@' che oggi conoscono anche i sassi fu una pensata di Ray Tomlinson. Doveva trovare un modo per associare gli utenti al computer su cui lavoravano, e propose il formato utente@computer.
In quel momento non immaginava certo che la sua scelta sarebbe diventata una icona globale.
Ray Tomlinson che se la ride, con la sua chiocciola
In pochi anni ARPANET si era allargata fino a diventare troppo grande per continuare ad essere gestita da un unico ente, così si iniziò a suddividerla in tanti pezzi più facili da amministrare. Nel frattempo però erano nate anche altre reti, ma siccome non tutte funzionavano in modo identico si ripresentò di nuovo il problema originale, ma in termini nuovi: non più “come fare parlare tanti computer tra loro”, ma “come fare parlare tante reti tra loro”.
Venne risolto introducendo nel 1974 una sorta di 'esperanto per computer'3) che venne presto adottata da tutti, e questa fu un'altra pietra miliare.
Ora reti diverse in posti diversi potevano comunicare, e non era scritto da nessuna parte che tutte le reti dovessero stare nello stesso paese o continente… l'orizzonte si allargava.
Il prossimo problema che si presentò fu che il numero di computer contiuava ad aumentare, e ad un certo punto diventò difficile tenere traccia di tutti.
Così come una persona che mi vuole mandare una lettera deve sapere il mio indirizzo, anche un computer che vuole collegarsi ad un altro deve sapere il suo indirizzo.
Fino a quel momento era stato usato un modo molto artigianale, nel senso che qualcuno teneva aggiornata a mano una lista di nomi e indirizzi e poi la mandava a tutti i computer, ma questo regge solo finchè non ce ne sono più di tanti.
Anche questo problema venne risolto (1983) creando un sistema di catalogazione automatico e distribuito4), che si può immaginare come l'equivalente di un elenco telefonico dei computer.
Ricordate quando in ogni casa venivano distribuiti quei massici elenchi telefonici cartacei? Pensate alla mole che avrebbe questo elenco (e a un mondo privo di alberi).
Allo stesso modo, uno ad uno vennero affrontati e risolti tanti altri problemi tecnici, e il 1 gennaio 1983 l'interconnessione tra tutte le reti venne ufficialmente battezzata “Internet”, abbreviazione di Interconnected network, la 'rete di reti'.
Prima di proseguire, una piccola digressione per rimettere in prospettiva quanto detto finora.
Fino al 1981, i computer di cui stiamo parlando non erano certo come quelli che abbiamo in casa oggi.
I più piccoli erano grandi come armadi, e avevano dei costi tali che solo le grosse aziende potevano permettersi di sostenere. Nessuno di essi aveva una interfaccia grafica, e i terminali erano telescriventi a rullo di carta.
Un PDP-10 col suo terminale 'a carta'
(era uno di quelli 'piccoli')
I computer più grandi avevano di solito una unica video console principale, ma gli utenti che ci lavorvano dovettero aspettare fino al 1975 perchè cominciassero a diffondersi dei video terminali monocromatici a caratteri. Le prestazioni di quei computer erano di tutto rispetto per l'epoca, ma infime rispetto ad oggi. La velocità di comunicazione di ARPANET era di soli 64Kpbs, ma allora era l'ultimo dei problemi.
Per chi non ne avesse mai visto uno: terminale video a caratteri
UNIVAC 1108 - era un mostro
Torniamo a noi. Nel 1981, appunto, ci fu un altro colpo di scena perché IBM lanciò il Personal Computer. Non che lo regalassero, costava $1565 (equivalenti a $5410 del 2024), ma il prezzo divenne accessibile ai comuni mortali nel giro di pochi anni.
Fino ai primi anni 80 l'uso della rete era rimasto confinato principalmente agli scienziati, ma a questo punto la disponibilità delle reti unita alla disponibilità dei PC innescò il prossimo salto di qualità: si avvicinava l'ora di aprire l'accesso a Internet anche al pubblico.
La registrazione del primo dominio commerciale (symbolics.com) avvenne del 1985, presto seguito da molti altri.
L'evento però non fece assolutamente notizia, per due motivi: uno è che a parte le poche persone che se ne erano occupate, in Italia nessuno aveva la minima idea di che cosa si trattasse, e l'altro è che proprio in quei giorni l'attenzione dei media era tutta concentrata su una cosa che era successa a Chernobyl.
Nel 1987 il CNR registrò il primo dominio italiano (cnuce.cnr.it). Da noi ci sarebbero voluti ancora alcuni anni prima dell'esplosione di Internet. Oggi l'Italia è il decimo paese al mondo nella classifica dei domini iternet.
A questo punto della storia, internet non aveva ancora prodotto nessun impatto sociale. Era ancora roba esclusiva, e tutte le energie erano orientate all'esplorazione delle enormi potezialità che offriva.
Eppure, già allora qualcuno tra gli stessi addetti ai lavori aveva iniziato ad intravedere qualche ombra. In un documento tecnico del 1975 (RFC 686) appare infatti una frase sibillina: